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19 giugno 2014

PITTI86: BACKTOSCHOOL BY AU JOUR LE JOUR

Penne, cartelle e discoli sui banchi di scuola. Quelli in legno del liceo, dove attaccavi sul lato nascosto una chewing-gum bianca e scrivevi di fianco sono fighissima. Armati di matite e colle per attaccare fogli, ti impegnavi a comprendere il mondo. E già capivi che sulle immagini di carta è un conto, poi starci davvero in mezzo è un altro paio di maniche. 

Ma la voglia di cambiare ti animava la mano e quella parte di brutto mondo la cancellavi con la gomma azzurra per disegnare una mappa tutta tua e immaginare come sarebbe stato quando tu quel viaggio lo avresti reso proprio così: azzurro come i sogni e rosa come il cielo al tramonto visto da un finestrino d'aereo.

Au jour le jour ci ha riportato un po' in quel mood, con la sfilata backtoschool, facendoci accomodare sui banchi del liceo classico Michelangiolo di Firenze. Moderni schoolboys, vestiti con completi sartoriali, hanno dunque dominato la passerella di Pitti propronendo tipiche uniformi "under18" che ricordano le divisa di educazione fisica con stampe vibranti e color-block ma anche la freschezza dell'estate con una palette piena e vivace giocata sul rosso, giallo, blu e verde. 

I due designer, Mirko Fontana e Diego Marquez, hanno giocato con tanto di cancelleria sulle magliette, bermuda corti e tonalità pastello, camicie-grembiule dal taglio asimmetrico, giacche superlight e denim declinato nei trattamenti bleached stampati o decorati con patch di spugna e di paillettes. 

Una sfilata divertente che mi ha messo allegria. E una gomma da cancellare che resta ancora un simbolo  di libertà. Ancorché stampata su una camicia.

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Modern schoolboys wear suits tailored from couture fabrics, sport-inspired garments and shiny fully-sequined embroideries, interpreted by designers Mirko Fontana and Diego Marquez with their unmistakable "chic & fun" touch.


15 aprile 2014

LA REGISTA LAILA MARRAKCHI E QUEL CERTO SENSO DELL'AMORE


When you're talking about love and feelings, language becomes universal. You can live in China, Europe, Middle East but the scheme of some behaviors repeats itself inevitably. So infidelity is the same everywhere. Luckily also the great poetry of love overcomes States boundaries. You might want to ask why I am telling you so. The reason why is because I saw "Rock the Casbah", a wonderful film presented in national preview at the MiddleEastNow, which was organized in Florence by Roberto Ruta and Lisa Chiari.
The director of the film is Laila Marrakchi, born and raised in Casablanca, now living in Paris. Her name wasn't new for me, since she already made people talk about her with her first film, "Marock", which was presented at Cannes. "Rock the Casbah" is a story that takes place at Tangier and revolves around a family gathered to officiate the father's funeral. Three days of mourning, but also three days for the people to show themselves in good or bad and get in touch with one another. Here's what she told me in our chat.
"To find love you have to be free, not in your head and in your heart but also in facts. You can taste love only if you're ready to open up to it". Still, you might be hurt.
"You can start again. That's what the female characters do in my film. I did it myself too, since I'm divorced".
What are the consequences of the father's death?
"He treated the women as a child: his three daughters, his wife and also his lover. When he dies the balance brakes up and so the others can finally find their depth and their true identities. The same happened during the Arabic Spring".
What do you mean with that?
"Dictators are seen and treated in real world like the father in my film: mighty and scary, who makes other childish and then treats them like infants. When you get rid of them, everyone gets his role and maturity back. Like my female protagonists".
And what kind of relationship do you have with men?
"It keeps getting better".


Frankly, I didn't understand if that was a joke or not.


°°°
Quando si parla d’amore e di rapporti il linguaggio diventa universale. Puoi vivere in Cina, in Europa, in Medio Oriente ma lo schema di alcuni comportamenti si ripete inevitabilmente. Come un destino. Talvolta con tragici scollamenti, altre volte con ricuciture degne di una sartina. E così il tradimento è uguale dappertutto, il disincanto pure. Ma resta la grande poesia dell’amore che non ha confini. E che ritorna, nonostante tutto, a ricoprire le nostre ovvietà. Perché vi racconto questo? Perché ho visto “Rock the Casbah", un film bellissimo presentato, in anteprima nazionale, al MiddleEastNow di Firenze organizzato da Roberto Ruta e Lisa Chiari.
La regista è Laila Marrakchi, cresciuta a Casablanca, da vent’anni a Parigi, che già con il suo primo lungometraggio, “Marock” si era fatta conoscere a Cannes, sezione Un certain regard. Quella di “Rock the Casbah” è una storia ambientata a Tangeri e ruota intorno a una famiglia riunita per celebrare il funerale del padre (interpretato da uno straordinario Omar Sharif). Tre giorni di lutto dunque, come vuole la tradizione, ma anche tre giorni dove i rapporti fra tutti i componenti escono allo scoperto. Nel bene e nel male. E su un sentimento, universale come l’amore, si giocano partite ben più profonde che toccano i diritti individuali e la libertà d’azione. Le conseguenze? Me le ha spiegate la regista e io le racconto a voi.
“Per incontrare l’amore bisogna essere liberi, di testa e di cuore, certo, ma anche nei fatti. L’amore si assapora nella sua interezza quando possiamo aprirci totalmente”. 
Talvolta però si prende la fregatura. 
“Ma si può ricominciare, lo fanno le donne del mio film. L’ho fatto anche io che sono separata”. 
La morte del padre, del grande accentratore, che significato ha?   
“Lui aveva infantilizzato le sue donne: le tre figlie, la moglie, l’amante che teneva in casa con un figlio riconosciuto solo di nascosto, all’insaputa di tutti, lui compreso. Alla sua morte la trama si rompe e gli uomini possono uscire con le loro identità: non avevano spessore prima perché lui aveva il sopravvento su ogni cosa, aveva occupato lo spazio di tutti. E’ un po’ quel che è successo nelle primavere arabe”.
Curioso paragone. In che senso?
“I dittatori sono e vengono vissuti un po’ come nel film il personaggio di Omar Sharif: dei padri potenti, di cui si ha paura, che rendono infantile il loro popolo e come tale lo trattano. Quando ti liberi di loro, ogni persona riacquista il suo ruolo e la sua maturità. Così per le mie protagoniste”.
E lei che rapporti ha con gli uomini?
“Perfetti. Di bene in meglio”. 

Se era o no una battuta non l’ho capito. 

31 marzo 2014

MONALYS CREAM: LIVE YOUR EXPERIENCE, SIGN YOUR CHOISE!

Its name is Monalys and is the first sartorial cosmetic boutique. The name is inspired by the greek concept of “monos”, in the fullest sense of the term: uniqueness. Because here, in this corner that smells of history, in a Renaissance palace, every cream looks like the owner. It’s not a product like any other. Forget massification. If you want a cream to dress like a tailored suit, you must have it tailored.
I’ve just discovered this Perfumery during the beauty- tour dedicated to journalists and bloggers, organized last Saturday by Alessandra Lepri, press office of Monalys . We tested all the steps that lead to the final product. I’ve chosen the serum for my face. I’ve had my personalized serum with my name written inside the box. The raw materials used in creams and serums are made by biologist and cosmetologist Tommaso Sansoni. "Before cosmetics there are people," said the project manager Stefano Rossi, " and your skin is your story.

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Si chiama Monalys ed è la prima boutique di cosmetici su misura. Il nome, manco a dirlo, si ispira al concetto greco di monos nel senso più affine del termine: unicità.  Perché qui, in questo angolo che sa di passato dentro un palazzo del 1500, ogni crema realizzata assomiglia alla sua proprietaria. In tutto e per tutto. Non esiste un prodotto uguale all'altro, scordatevi la massificazione. Se volete una crema che vi vesta come un abito sartoriale allora non resta che averla su misura.
Ho scoperto questa antica profumeria grazie al beauty-tour per blogger e giornaliste organizzato sabato scorso da Alessandra Lepri, ufficio stampa di Monalys. Abbiamo testato in prima persona tutti i passaggi che portano al prodotto finito, io ho scelto il siero per il viso. Per prima cosa mi hanno  analizzato la pelle con un apposito strumento per il check up, individuando le esigenze specifiche della mia pelle. Poi hanno elaborato una formula su misura per me che contiene gli elementi utili a risolvere i punti critici. Infine la scheda è andata in laboratorio per la preparazione del siero con gli ingredienti attivi e in poco più di mezz'ora ho avuto  la mia crema personalizzata con tanto di nome inserito all'interno della scatola. I prodotti utilizzati per creme e sieri sono realizzati dal biologo e cosmetologo Tommaso Sansoni. "Prima del cosmetico ci sono le persone" ha detto il responsabile del progetto Stefano Rossi "e la tua pelle è la tua storia".  Capito la filosofia?

E dal momento che vi sarete ambientate nulla vi vieta di farvi fare anche una fragranza ambiente su misura, cinque gli accordi olfattivi.

19 agosto 2013

Borsa di studio Modartech. Vi aspetto il 28 settembre

Buongiorno a tutti e buon inizio settimana! Siete ancora in vacanza? Io vi scrivo da un paesino in Toscana dove mi fermo qualche giorno prima di riprendere a girare come una piccola trottola. Qui i ritmi sono lenti e l'estate si vive come piace a me: silenzi, luna e stelle ben visibili, profumo di alberi, un bar dove si gioca a carte, i ruscelli che si incrociano camminando... ma presto vi farò vedere tutte le immagini.
Oggi, invece, vi voglio parlare di un bellissimo progetto che mi vede coinvolta e che potrebbe essere per voi davvero interessante. Il 28 settembre farò parte di una giuria tecnica costituita per decretare il vincitore di una cospicua borsa di studio dell'Istituto Modartech di Pontedera. Dedicata ad Anna Monesi, docente prematuramente scomparsa, la borsa di studio consiste nella copertura totale del percorso triennale in Design e Progettazione della moda, per un valore complessivo di Euro 19.500. Il bando di concorso lo trovate cliccando QUI, la scadenza è il 15 settembre. E' un grande e importante appuntamento, perché certi sogni si possono realizzare. 


Hello everyone and good week! Today I want to talk about a wonderful project I'm involved in, and that could be really interesting for you. On September 28, I will be part of a jury set up to choose the winner of a scholarship organized by the Modartech Institute of Florence. Dedicated to Anna Monesi, a professor who prematurely died, the scholarship is the total coverage of the three-year Course in Fashion Design and Planning, for a total value of Euro 19.500. The announcement can be found by clicking here, the deadline is September 15. It 'a great and important event, because some dreams can come true.

3 ottobre 2012

Stefano Ricci e il suo tributo agli Uffizi


L’opera d’arte è l’esagerazione di un’idea $ 
(André Gide) 



E’ un viaggio a ritroso nel tempo e nell’arte, il nuovo catalogo di Stefano Ricci, marchio fiorentino che festeggia i 40 anni di attività.

Dedicato alla Galleria degli Uffizi questo piccolo volume patinato, presentato ieri a Firenze nel corso di una conferenza stampa, ci regala 17 Autoritratti di grandi pittori, selezionati  fra i 500 esposti  nel corridoio Vasariano e in Galleria, tutti rivisitati in chiave contemporanea.

  Ma il patrimonio degli Uffizi è ben più ampio:1676 Autoritratti realizzati con varie tecniche fanno di questa collezione, intrapresa  dal cardinale Leopoldo dè Medici nel 1664, una delle più grandi risorse storiche del nostro paese. Dunque se la moda così concepita ritrova, nella contaminazione culturale, ossigeno e ispirazione allora chapeau. Anche noi mestieranti  possiamo goderne nel puro atto della scrittura.

I volti dei personaggi storici, del calibro di Velasquez, Liotard,  Delacroix, Raffaello Sanzio tanto per citarne alcuni, si affiancano perciò alle facce quotidiane di modelli professionisti o persone comuni scovati su e giù per l’Italia e truccati a puntino. A tal punto da non capire più dove sta l’autentico.  Se nello sguardo fisso di  Pelizza da Volpedo, ritratto in un olio del 1899,  o nell’attualità del suo sosia vestito 100% Stefano Ricci. Ad accomunarli in questo gioco tra finzione e realtà l’abito certo, ma anche  somiglianze  o piuttosto espressioni. Magari accenti o sguardi.  

Cinquemila copie già dalla prossima settimana, giungeranno fra le mani dei clienti i quali, volendo, potranno a loro volta utilizzare i suggerimenti – outfit. Sapendo però che se si vuole assomigliare a Canova bisogna comprare il Downjacket, visone pelle e cashmere, valore 9.000 euro più la sciarpa in cashmere a 700 euro. 
Costa meno ispirarsi a Delacroix, indossando lo Sport Jacket trapuntato in cashmere e seta, con bottoni e logo color argento, prezzo 3750 euro. 
Nessun artista, né relativo clone, ha indossato il capo luxury per eccellenza: un montone di visone straordinario, leggero come una piuma, con colori cangianti dal nero al blu: per la modica somma di 24.800 euro. Al prezzo, forse, di una carrozza di velluto o di un’auto di buona cilindrata.

Filippo Ricci, è davvero una splendida iniziativa
“E’ stato un bel lavoro, prima a selezionare i capolavori e poi ad interpretarli. L’arte è uno straordinario bacino, abbiamo non solo fatto il catalogo ma anche scelto di finanziare il restauro dell’opera Ritratto del cavaliere Pietro Secco Suardo di Giovan Battista Moroni”

Non le sembra che la moda si sia culturalmente involuta?
“Forse sì, ma noi crediamo ancora molto a questa contaminazione. L’arte è fonte di continua ispirazione, dai colori alle suggestioni. Bisogna fare da ponte e restituire alle persone la bellezza, il gusto. Anzi l’emozione. Ecco. Posso dire che il mondo del lusso ha tutto.  Ciò che gli serve è l’emozione”

21 giugno 2012

Peter Pilotto special guest a Pitti


Surreale, stravagante, straordinario: Peter Pilotto (a capo del brand sono in due Christopher De Vos e Peter Pilotto), ospiti della decima edizione di Pitti W hanno presentato ieri sera la precoll PE 2013. 
Una serata esclusiva a Palazzo Borghese, immersi tra una storia di affreschi e un tripudio di stile. 
Luci fucsia, giusto per gustare tartine e luci nitide per guardare gli abiti,   disegni che ricordano i sogni degli anni settanta ma con forme avveniristiche e incroci di colore. 
Guardate un po' che meraviglia.

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