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7 maggio 2014

MY EASTPAK AND A BOOK BY JOYCE LUSSU

Essere donna l'ho sempre considerato un fatto positivo, un vantaggio, una sfida gioiosa e aggressiva. (Joyce Lussu)

My Eastpak suitcase and a book by Joyce Lussu. "I have always considered being a woman a good thing, an advantage, a joyful and aggressive challenge. Joyce Lussu". My suitcase contains many things. It says a lot about the person who owns it. And also the way the bag is carried around, is important. If you are tired and fatigued you drag the bag. Or if you are eager to make a new discovery you push the carryall in front of you, with authority and a touch of narcissism. But there are also those who carry the bag at their side like an old friend, quiet, unobtrusive, and then you realize that the life has been already lived .
My suitcase is freePasses from one hand to another, but every so often lingers behind and suddenly recovers with a quick rush forward past me and it shows off.  My suitcase and I like to carry several books. Before each trip and the true experience I go to the Feltrinelli bookstores which is like a great magic castle. This morning I went there before going to Milan. I wanted to find me a story. And I found it. Today is the birthday of Joyce Lussu, poet, historian, but also a great activist and one of the founders of the Union of Italian women. What we learn from the Lussu? That we must believe in change and in the dream, that the impossible can be achieved, that the real revolution, the more complicated it is mainly the one inside us. That the shared memory is a privilege and that the resistance is not an old word on textbooks. Good luck Joyce! 


°°°

La mia valigia Eastpak e un libro di Joyce Lussu. Una valigia contiene tante cose. E dice molto di colui che la sospinge. E anche come la muove, è importante. 
Se è stanco e affaticato la trascina un passo indietro al suo. Se invece è proiettato verso il mondo, per una nuova scoperta, allora la manda avanti con autorità e un pizzico di narcisismo. Poi c'è chi la fa scivolare al suo fianco, come una vecchia amica silenziosa, poco invadente. E allora capisci che quella persona la vita l’ha già vissuta. 

La mia è una valigia libera. Passa da una mano all’altra, ogni tanto si attarda indietro ma recupera all’improvviso e con uno scatto veloce in avanti mi supera e si mette in mostra. Quando è distratta la alzo e la prendo per mano, per questo viaggio leggera. 
A me e alla mia valigia piace ospitare libri. Prima di ogni viaggio vero sperimentiamo quello fantastico e le librerie Feltrinelli dentro le stazioni sembrano un grande castello magico. Stamani sono passata di lì prima di andare a Milano. Volevo regalarmi una storia. 
E l’ho trovata. Oggi è il compleanno di Joyce Lussu, poetessa, storica, ma soprattutto una grande attivista e una delle fondatrici dell’unione delle donne italiane. Che cosa ci ha insegnato la Lussu? Che bisogna credere nel cambiamento e nel sogno, che l’impossibile può essere realizzato, che la vera rivoluzione, la più complicata, è soprattutto quella interiore. Che la memoria comune è un privilegio e che la resistenza non è una vecchia parola appoggiata sui libri di testo. Auguri Joyce !


Thanks
 EASTPAK and FELTRINELLI

11 giugno 2012

En attendant...



L'attesa è una freccia che vola e che resta conficcata nel bersaglio, la realizzazione dell’attesa è una freccia che oltrepassa il bersaglio. 
Sören Kierkegaard

In un pomeriggio fra me e me si è creata all'improvviso l'attesa. Di quello che avrei potuto fare, o diventare. Ancora. L'attesa di un istante impazzito, per poter dire, fare, baciare, lettera o testamento. 
Un momento perfetto, lo scarto tra l'istante della ragione e il successivo attimo in cui lo dimentichi. E la tua piccola, minuta, follia avanza. Si fa strada. Giusto per dire "ci sono anch'io". 

Io e Luciano Bianciardi (il libro che sto leggendo è La vita agra) lo sappiamo che nel mondo di oggi bisogna "muoversi, scarpinare, scattare. Fare polvere, una nube di polvere e poi nascondercisi dentro". Le persone che qualche volta si fermano, guardano, aspettano, si voltano, ascoltano quelle sì che sembrano strane. 

Nell'attesa ci ho pensato. Poi mi sono alzata e ho letto la panchina. E leggere la panchina è stato un gesto differente. Così quell'attimo è arrivato. In forma di ricordo. Di quando anch'io scrivevo "Antonio ti amo" sul retro dei seggiolini dell'autobus scolastico. Ma lui era uno di quinta, impegnato e faceva politica. Neanche lo ricordavo più l'Antonio. E tornata a casa ho cercato quel libro di Vitaliano Brancati che le mie amiche mi avevano regalato al compleanno. "Il bell'Antonio" era il titolo del romanzo e dentro, sopra la prima pagina bianca,  sono nitide le firme di una scuola fa. Con i cuoricini, le stelle, le allusioni sessuali. 

Vi lascio alle attese del pittore statunitense Edward Hopper. Così, tanto per chiudere un discorso. Che si è fatta una certa ora.

Ma non senza prima chiedervi quale è la vostra attesa. Perché io metto in palio un regalo e voi mi regalate una storia.  

Stay tuned!


Edward Hopper dal 12 al 16 settembre al Museo d'arte Thyssen di Madrid

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